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Borghi rurali di Calto e del Gazzo

Villaga, Zovencedo, Grancona
 

Calto, come località, è citata negli atti notarili a partire dal 1400 ed è riportata nelle prime carte del Vicentino dell'inizio del Seicento. Il suo territorio appartiene amministrativamente a tre comuni: Villaga, Zovencedo e Grancona, sul confine dei quali sorge un caratteristico capitello a pianta triangolare, con le statue di tre santi: San Nicola di Bari rivolto verso Zovencedo, Santa Lucia verso Pozzolo e Sant'Agnese verso Grancona.

Il toponimo "Calto" indica "scaranto", luogo scosceso dove, all'occorrenza, scorre l'acqua (nei Colli Euganei è spesso sinonimo di "torrente"), e in origine doveva essere il nome della profonda gola con pareti quasi a picco, ricca d'acqua, che si spinge verso Pozzolo.
Il borgo rurale ben visibile dal capitello è quella sotto Zovencedo, composto da edifici con esposizione a mezzogiorno, costruiti in successione, uno addossato all'altro, sopra la roggia dei mulini, la Liona. Gli elementi rustici (stalle con portico e fienile, porcili, pollai) erano per lo più allineati di fronte in parallelo con le abitazioni, o uniti sul retro con uno sviluppo sul lato occidentale.
Fino al 1960 questa contrada aveva un mulino, un forno, un'osteria, una rivendita di generi alimentari, una bottega di falegname e una scuola elementare, con un'unica sezione di una quindicina di alunni frequentanti le cinque classi.
Nel vicino versante meridionale degli Spiazzi vi è, inoltre, il "Cuòlo del Vecio Possibile", un ampio covolo naturale che contiene i ruderi di un'abitazione rupestre abbandonata all'inizio del Novecento. Nelle immediate adiacenze, nel "Cuoléto de Nadale", sono state trovate tracce di frequentazioni dell'Uomo di Neandertal. I covoli possono essere raggiunti seguendo le tracce del vecchio sentiero che sale lungo le pendici del monte.

La Valle del Gazzo, invece, una delle zone più integre dei Colli Berici, con i suoi quasi quattro chilometri di lunghezza è la più lunga valle interna dei Berici, e per il suo orientamento NE-SO è variamente esposta ai raggi del sole nel corso dell'anno.
La sua storia antica è testimoniata proprio dal nome di origine medievale (da Gagium o gahagi, forma latina del longobardo Wald = bosco), nel significato di "riserva boschiva protetta".
Qui nel passato i monaci Olivetani della Madonna di Lonigo possedevano diversi beni, e secondo la tradizione vi era anche un loro ospizio con chiesa.
Notevole impulso all'economia della contrada fu dato negli ultimi due secoli dallo sfruttamento dei suoi prodotti del sottosuolo: la pietra bianca di San Gottardo, estratta dalle numerose priare aperte nei versanti della valle, e la lignite, scavata nella miniera vicino all'attuale capitello di Santa Barbara, protettrice dei cavatori e dei minatori, eretto nel 1949.

(da Giuseppe Baruffato e Flavio Dalla Libera, ll Gazzo in festa, Grancona, Libreria Pederiva Editrice, 1996)

 

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